REBETIKO: COLONNA SONORA RIBELLE...
domenica 25 gennaio 2026
TEATRO IL FUNARO
Rebetiko: la colonna sonora ribelle di un popolo oppresso. I canti popolari urbani della diaspora greca
Introduce Francesco Martinelli, storico della musica
Musiche di Eví Eván, band composta da:
Dimitris Kotsiouros (bouzouki)
Giorgos Strimpakos (baglamas, canto)
Gabrielle Caporuscio (chitarra)
Valerio Mileto (bouzouki)
e con la partecipazione straordinaria del fisarmonicista turco Muammer Ketencoğlu
Praticare il rebetiko oggi è un modo di uscire dal girone delle discoteche, dei club, del meccanismo che c’è dietro. Trovarsi a casa. Con una musica che parla di te. (Vinicio Capossela)
Al Funaro, un tekès immaginario: un luogo dove si mescolano sottoproletariato ed esilio e dove la musica diventa resistenza. Il rebetiko è la colonna sonora dei tekè, fatta dei canti urbani dei bassifondi delle città greche tra gli anni Venti e Trenta e figlio della diaspora dopo la Katastrofì del 1922. Un suono nato tra bottiglioni colorati e saracinesche mezze abbassate. Una musica “mistikì”, nascosta, che parla di prigioni, vino e passione, dove la fatica di vivere si vince cantando insieme.
Eví Eván ci guida in un viaggio tra ritmi lenti e melodie avvolgenti, tra la Grecia e la Turchia, con Muammer Ketencoğlu, maestro della fisarmonica e ricercatore delle radici musicali dell’Egeo. Nato a Smirne, ha dedicato la vita a recuperare canti popolari di Grecia, Turchia e Balcani, superando confini e pregiudizi. Un repertorio che racconta la storia del rebetiko: dalle origini nei Café Aman alla censura della dittatura. Una serata per ritrovare, insieme, una musica che è casa.
Muammer Ketencoğlu | Nato nel 1964 a Tire, nella regione di Smirne, Muammer Ketencoğlu ha iniziato a suonare sul modello familiare dello zio, entrando in orchestre locali. Nel corso degli studi di psicologia a Istanbul ha sviluppato un interesse per le musiche tradizionali, iniziando con le musiche greche contemporanee come Laika e Rebetika, e passando poi alle musiche dei Balcani e dell’Anatolia occidentale. Per costruire il repertorio e studiare le modalità esecutive ha raccolto un completo archivio di registrazioni di musiche tradizionali in tutti i formati e una vasta biblioteca specializzata. Assieme all’etichetta Kalan, che ha totalmente rinnovato il concetto di musiche tradizionali in Turchia, ha pubblicato i propri album di musica greca, come Sevdalı Kıyılar/Latremena Akrogalia (Due coste innamorate) dedicato alla musica greca; Karanfilin Moruna/Anadolu Zeybekleri (Il viola del garofano/Zeybek dell’Anatolia) con Cengiz Onural, dedicato alla cultura dello zeybek sulle due coste dell’Egeo; Ayde Mori e Balkan Yolculuğu, dedicati alla musica dei Balcani; e İzmir Hatırası/Ricordo di Smirne con canzoni tradizionali delle comunità turche, greche ed ebree di Smirne.
Muammer Ketencoğlu ha pubblicato nel 2012 il terzo album del suo progetto balcanico, mentre il quarto, Rumelia Folk Songs, presenta 23 brani di musica balcanica, molti inediti. Nel 2023 è uscito Köklerimiz/Le nostre radici, per l’etichetta Trio. Ha curato due antologie di musica greca per la kalan nel 1994 e 1996, Rebetika e Rebetika II; un album di Klezmer, Pionieri della musica Klezmer, e 4 cassette di tradizioni folk dall’Armenia, dall’Azerbaijan, dalla Georgia e dall’Asia centrale. Contribuendo anche al Cd realizzato dalla fondazione che commemora lo scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia dopo il trattato di Losanna, con 38 brani in greco, macedone, pomak e arumeno Ketencoğlu dirige il suo Zeybek Ensemble, in precedenza Kompania Ketencoğlu, il gruppo Balkan Yolculuğu, e il coro femminile Kadın Sesleri Topluluğu di 17 elementi con un repertorio di canti nuziali, ninne-nanne, e ballate di varie zone dell’Anatolia.
Figura unica nel panorama della musica turca, e ampiamente riconosciuto a livello internazionale, il suo lavoro di ricercatore attraversa le frontiere nazionali e culturali per andare a ricercare le radici comuni delle musiche tradizionali di una vasta area a est del mediterraneo e le sue interpretazioni sensibili e umanistiche hanno ridato vita a un enorme patrimonio di canti popolari raccolti con cura ed amore.
Evì Evàn, profilo della band
Formula arcaica, intraducibile, eco di quei riti dionisiaci che sono la cifra forse più autentica dell’anima greca e mediterranea, Evì Evàn è un antichissimo brindisi alla vita. E da dieci anni anche il nome di una originale band italo greca definita dalla rivista Internazionale (maggio 2012) il “riferimento del rebetiko nel nostro Paese”. La band è composta da quattro musicisti polistrumentisti che, singolarmente o insieme, hanno collaborato con Mini Ovadia, Vinicio Capossela, Daniele Sepe, Paolo Rossi. Oltre alla stampa ellenica (Eleutheros Tipos e Music Paper, per citare solo un paio di testate) e la radiotelevisione nazionale greca ERT3, degli Evì Evàn si sono più volte occupati anche i maggiori media italiani. Tra gli altri: Corriere della Sera, Corriere del Mezzogiorno, la Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Internazionale, il manifesto, Il Resto del Carlino, “Rai Radio 2”, “Radio Popolare”, “Radio Città futura”, “AnsaMed”, “Radio Onda rossa”, “Mutinity radio San Francisco”, “Rai Mediterraneo”, “Rai3”, “La7”. La band ha prodotto quattro album: “Rebetiko” (2008), “Fuori Luogo” (2011), “Rebetiki Diadromì - Itinerario Rebetiko” (2014) a cui hanno partecipato anche Vinicio Capossela, Daniele Sepe, Moni Ovadia, Sopfia Labropolou e Nikos Nikolopoulos, e “O’ Meraklis” (2017) a cui hanno partecipato Gabriele Coen, Marina Mulopulos e Sofia Labropoulou. Gli Evì Evàn hanno lavorato con Moni Ovadia e Antun Blazevitc negli spettacoli teatrali “Progetto Odissea” e “Lo zingaro felice” e nello spettacolo che accompagnava Vinicio Capossela nella presentazione del suo libro Tefteri. Il libro dei conti in sospeso.
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Approfondimento storico sul Rebetiko
Rebetiko (rempetica) deriva da rebetis, parola a sua volta derivata probabilmente da rebelos, ovvero “ribelle”. I rebetis (anche detti mangas) sono uomini del sottoproletariato urbano che vivono ai margini della legalità, passando il proprio tempo libero in taverne (teké) e nei bordelli, bevendo alcol e fumando oppio. Il rebetiko esprime dunque i loro sentimenti e la loro situazione di emarginazione: hashish, alcol, donne infedeli, solitudine, disperazione, morte.
Inizialmente di forte matrice orientale, il rebetiko è andato progressivamente occidentalizzandosi, passando da una forma modale improvvisativa e melismatica, a forme vicine alla moderna canzone occidentale, strofiche e caratterizzate da una melodia accompagnata. Punto nodale è il passaggio dal rebetiko “classico” degli anni Venti, accompagnato da due strumenti a corda (bouzouki e baglamas), a quello cosmopolita di metà del Novecento, che – oltre a prestare maggiore attenzione al mondo della popular music locale (laiki) e internazionale – passa anche attraverso il divieto della dittatura greca di pubblicare dischi che presentino taqsim o altri generi improvvisati similari, che sono considerati “non greci”, ossia turchi.
La storia del rebetiko inizia però molto tempo prima: le sue origini si perdono nell’intreccio tra musiche di tradizione orale turche, greche, zingare e armene nell’area dell’Anatolia e dell’Egeo, un intreccio che nell’Ottocento è confluito nelle prime forme d’intrattenimento urbano. In particolare, verso la fine dell’Ottocento si diffondono in Grecia i Café Aman, locali di matrice turca dove si esibiscono solisti e orchestre di varia estrazione (greci, turchi, armeni, zingari). I Café Aman, soppressi con tutto ciò che è di derivazione turca durante la guerra dei Balcani (1912-1913), rifioriscono dopo il 1923. Risale infatti a quella data la fine della guerra tra Grecia e Turchia (1919-1923), che si risolve con l’espulsione in terra turca dei musulmani che vivono in Grecia, e in terra greca dei cristiano-ortodossi che vivono in Turchia. In Grecia giunge così una massa di un milione e mezzo di persone senza casa né lavoro che viveva in Turchia da generazioni e, in alcuni casi, parlava solo la lingua turca. Esse si stanziano nelle zone urbane (in particolare nel Pireo) portandosi dietro le proprie usanze e pratiche culturali, alla ricerca di un qualche modo per sopravvivere alla diaspora. Non sorprenderà dunque se si mescolano ai rebetis, con i quali condividono la condizione di marginalità sociale, dando origine a una mescolanza tra le musiche urbane diffuse in Grecia, in se stesse poi assai ricche di influenze, e quelle di ascendenza medio-orientale da loro portate.
Così, mentre nei rinati Café Aman trionfano i suoni dello smirneiko, un nuovo genere suonato dai turchi e dominato da cantanti donne come Rosa Eskenazi (1895 ca.-1980), nei teké viene elaborato un altro tipo di miscela, ricca di riferimenti ai canti diffusi tra i prigionieri politici e caratterizzata dalla voce maschile: il rebetiko, che si identifica soprattutto con la figura di Márkos Vamvakáris (1905-1972). Lo smirneiko si esaurisce presto, mentre il rebetiko prospera: assorbendo alcune caratteristiche dello smirneiko e ponendosi in interazione con le varie musiche d’intrattenimento cittadino, esce dai teké per diventare, dagli anni Trenta, un genere di popular music nazionale.
Superata una fase di crisi dovuta al tentativo di screditarne la pratica a causa del suo legame con l’ambiente illegale dei teké e delle sue ascendenze turche, verso la metà del secolo il rebetiko vive un momento di grande riconoscimento sotto la spinta, da un lato, del lavoro di ricerca di autori come Vasilis Tsitsanis (1915-1984) e, dall’altro, della commistione con il pop internazionale a cui mirano altri autori. Dopo essere caduto in declino negli anni Sessanta, è rivalutato clandestinamente durante il regime dei colonnelli (1967-1974) proprio perché permette, con le sue tematiche, di esprimere un dissenso verso il regime. La sua riscoperta e affermazione si ha dopo la caduta della dittatura, quando viene valorizzato come musica d’arte, ma diventa anche parte di un repertorio proposto per il consumo turistico (Fonte: Treccani Enciclopedia, Roberto Agostini, in Umberto Eco, Storia della civiltà europea (2014), a cura di).
LE PAROLE DI HURBINEK - quarta edizione
info 0573 991609 - 0573 27112 - 0573 977225
Genere: Concerti Musi
Autore: VARI
Compagnia: ASS. CULT. FUOEI LUOGO
Organizzatore: FONDAZIONE TEATRI DI PISTOIA
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